mercoledì 15 ottobre 2014

SULL'INVIDIA: I DUE CRICETI


Vi racconterò di Ebe, la cricetina invidiosa, e di Neve, il cricetino timoroso.

I due piccoli roditori vivevano nella stessa gabbietta, condividendo lo stesso cibo, la stessa acqua ed anche la stessa casa: grazie a quest'ultima spesso si addormentavano al calduccio, avvolti in un soffice strato di carta candida. Tuttavia, non erano affatto capaci di andare d'amore e d'accordo, anzi: ogni motivo era buono per bisticciare. Di solito la prima a trovare un pretesto per litigare era Ebe.
Un giorno Neve, rattristato dal comportamento scocciato della compagna, tentò di allungare una zampetta verso di lei per accarezzarla, in modo da poterle trasmettere il suo affetto e magari di riuscire a calmarla: ma Ebe si voltò di scatto e lo morse.
Ahi ahi ahi!” gridò Neve, saltellando dal dolore: “Ma come mai sei così cattiva con me? Cosa ti ho fatto di male?” aggiunse poi, piangendo a dirotto: “Vorrei solo starti vicino e farti stare tranquilla”.
Non è questo il modo per farmi stare serena”, ribattè aggressiva Neve, lisciandosi la testolina con le zampe anteriori: “Mi sento sola perché tu sei diverso da me: non mi sento a mio agio. Ogni volta che vediamo la nostra immagine riflessa nell'acqua dentro alla ciotola nell'angolo della gabbia, beh, si vede benissimo che tu sei più bianco di me e per la nostra specie è motivo di orgoglio possedere un manto così candido. Il mio pelo, al contrario, è talmente scuro da sembrare quasi nero. Odio il mio pelo e odio te perché quando ti guardo mi fai venire a mente quanto io sia brutta e sgraziata”.
Che cose orribili mi dici”, mormorò Neve: “Tu per me sei tanto bella, bella bellissima”.
Non dire fesserie!” esclamò Ebe, correndo a rifugiarsi nella casetta in legno e nascondendosi con i trucioli di carta raccolti dal fondo della gabbia. “Io sono brutta e rimarrò sempre brutta. Tu sei bello e rimarrai sempre bello. Non facciamo parte dello stesso mondo, non ti voglio più vedere”.
Neve rimase impietrito dopo aver ascoltato le ultime parole di Ebe: scoppiò a piangere silenziosamente e si arrotolò su se stesso, distrutto dal dolore.
Nel frattempo, il padrone dei cricetini stava tornando a casa portando con sé un'altra gabbia molto grande. All'interno della gabbia c'erano due cocorite, una femmina con le piume tutte gialle e un maschio con piume di colori sgargianti: piume verdi, rosse e nere. Le cocorite cantavano un sacco, chiacchieravano allegre tra di loro e si grattavano le testoline a vicenda, in segno di affetto e di amicizia.
La loro gabbia era stata posizionata a fianco di quella dei cricetini, cosicché questi ultimi potevano osservare gli atteggiamenti delle cocorite in ogni momento del giorno.
Una mattina accadde che Neve decise di chiedere loro un consiglio:
Cari vicini di casa, come posso fare affinché il rapporto tra me e la mia compagna diventi colmo di amore come il vostro?”
Tu fai molto per la tua compagna”, rispose il maschio variopinto: “Non puoi fare altro se non che continuare ad offrirle il tuo amore”.
Non è proprio così”, si intromise la femmina, la quale, con la coda dell'occhio, aveva notato la presenza di Ebe nascosta dietro un mucchietto di carta e di semi di girasole, poco distante da Neve: “Probabilmente la cricetina è un po' insicura. Prova a farle capire che tutti noi siamo belli ed importanti, a modo nostro. Che cosa dovrei dire io, allora? Così gialla, sembro un pulcino. Eppure sono felice così, perché ho tante altre qualità e senza di me il mio compagno non riuscirebbe a sopravvivere, né qua dentro, né tantomeno altrove, in un mondo in cui noi due saremmo nient'altro che un numero, una tra le infinite coppie di animali in lotta per la sopravvivenza. Senza la mia costanza, la mia umiltà, il mio senso del dovere, la mia dolcezza, le mia meticolosità, la mia flessibilità, che fine farebbe, lui? L'unica cosa che sa fare è vantarsi del suo splendido piumaggio! Questo lo aiuterebbe a trovare tante femmine, è vero: ma nessuna di loro sarebbe capace di supportarlo come faccio io. Lo affiancherebbero per qualche tempo e poi fuggirebbero altrove. Io non conosco solo la sua bellezza, conosco molteplici aspetti di lui: e lui, di me. Solo noi due assieme ci completiamo. Sono sicura che vale lo stesso anche per te e la tua piccola compagna”.
Grazie di tutto, cari amici”, disse Neve, accennando un lieve inchino: “I vostri consigli sono stati preziosi per me. Adesso so che dovrò essere paziente e perseverare nel dimostrare dolcezza e affetto alla mia spaventata compagna. Un caro saluto, a presto!”
Nel mentre, Ebe stava piangendo di gioia, perché il discorso della cocorita gialla le aveva riempito il cuore di sollievo e di gratitudine: adesso era pronta ad affidarsi al proprio compagno, senza temere di essere abbandonata. Stavolta fu lei ad avvicinare Neve e ad abbracciarlo forte: quest'ultimo la avvolse nel morbido manto bianco, rassicurandola.
Alle volte la felicità esplode attraverso le lacrime ed attraverso le lacrime scorrono via i cattivi pensieri: fu così che Ebe pianse e pianse ancora, pianse sino all'alba, e Neve assieme a lei e poi, dopo essersi liberati dalla pesante tristezza che nel passato aveva appesantito i loro cuori, entrambi guardarono il cielo dorato chiudendo gli occhietti, accoccolandosi l'uno accanto all'altra, pronti ad iniziare una nuova vita assieme.



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