Vi racconterò di Ebe, la
cricetina invidiosa, e di Neve, il cricetino timoroso.
I due piccoli roditori
vivevano nella stessa gabbietta, condividendo lo stesso cibo, la
stessa acqua ed anche la stessa casa: grazie a quest'ultima spesso
si addormentavano al calduccio, avvolti in un soffice strato di carta
candida. Tuttavia, non erano affatto capaci di andare d'amore e
d'accordo, anzi: ogni motivo era buono per bisticciare. Di solito la
prima a trovare un pretesto per litigare era Ebe.
Un giorno Neve,
rattristato dal comportamento scocciato della compagna, tentò di
allungare una zampetta verso di lei per accarezzarla, in modo da
poterle trasmettere il suo affetto e magari di riuscire a calmarla:
ma Ebe si voltò di scatto e lo morse.
“Ahi ahi ahi!” gridò
Neve, saltellando dal dolore: “Ma come mai sei così cattiva con
me? Cosa ti ho fatto di male?” aggiunse poi, piangendo a dirotto:
“Vorrei solo starti vicino e farti stare tranquilla”.
“Non è questo il modo
per farmi stare serena”, ribattè aggressiva Neve, lisciandosi la
testolina con le zampe anteriori: “Mi sento sola perché tu sei
diverso da me: non mi sento a mio agio. Ogni volta che vediamo la
nostra immagine riflessa nell'acqua dentro alla ciotola nell'angolo
della gabbia, beh, si vede benissimo che tu sei più bianco di me e
per la nostra specie è motivo di orgoglio possedere un manto così
candido. Il mio pelo, al contrario, è talmente scuro da sembrare
quasi nero. Odio il mio pelo e odio te perché quando ti guardo mi
fai venire a mente quanto io sia brutta e sgraziata”.
“Che cose orribili mi
dici”, mormorò Neve: “Tu per me sei tanto bella, bella
bellissima”.
“Non
dire fesserie!” esclamò Ebe, correndo a rifugiarsi nella casetta
in legno e nascondendosi con i trucioli di carta raccolti dal fondo
della gabbia. “Io sono brutta e rimarrò sempre brutta. Tu sei
bello e rimarrai sempre bello. Non facciamo parte dello stesso mondo,
non ti voglio più vedere”.
Neve rimase impietrito
dopo aver ascoltato le ultime parole di Ebe: scoppiò a piangere
silenziosamente e si arrotolò su se stesso, distrutto dal dolore.
Nel frattempo, il padrone
dei cricetini stava tornando a casa portando con sé un'altra gabbia
molto grande. All'interno della gabbia c'erano due cocorite, una
femmina con le piume tutte gialle e un maschio con piume di colori
sgargianti: piume verdi, rosse e nere. Le cocorite cantavano un
sacco, chiacchieravano allegre tra di loro e si grattavano le
testoline a vicenda, in segno di affetto e di amicizia.
La loro gabbia era stata
posizionata a fianco di quella dei cricetini, cosicché questi ultimi
potevano osservare gli atteggiamenti delle cocorite in ogni momento
del giorno.
Una mattina accadde che
Neve decise di chiedere loro un consiglio:
“Cari vicini di casa,
come posso fare affinché il rapporto tra me e la mia compagna
diventi colmo di amore come il vostro?”
“Tu fai molto per la
tua compagna”, rispose il maschio variopinto: “Non puoi fare
altro se non che continuare ad offrirle il tuo amore”.
“Non è proprio così”,
si intromise la femmina, la quale, con la coda dell'occhio, aveva
notato la presenza di Ebe nascosta dietro un mucchietto di carta e di
semi di girasole, poco distante da Neve: “Probabilmente la
cricetina è un po' insicura. Prova a farle capire che tutti noi
siamo belli ed importanti, a modo nostro. Che cosa dovrei dire io,
allora? Così gialla, sembro un pulcino. Eppure sono felice così,
perché ho tante altre qualità e senza di me il mio compagno non
riuscirebbe a sopravvivere, né qua dentro, né tantomeno altrove, in
un mondo in cui noi due saremmo nient'altro che un numero, una tra le
infinite coppie di animali in lotta per la sopravvivenza. Senza la
mia costanza, la mia umiltà, il mio senso del dovere, la mia
dolcezza, le mia meticolosità, la mia flessibilità, che fine
farebbe, lui? L'unica cosa che sa fare è vantarsi del suo splendido
piumaggio! Questo lo aiuterebbe a trovare tante femmine, è vero: ma
nessuna di loro sarebbe capace di supportarlo come faccio io. Lo
affiancherebbero per qualche tempo e poi fuggirebbero altrove. Io non
conosco solo la sua bellezza, conosco molteplici aspetti di lui: e
lui, di me. Solo noi due assieme ci completiamo. Sono sicura che vale
lo stesso anche per te e la tua piccola compagna”.
“Grazie di tutto, cari
amici”, disse Neve, accennando un lieve inchino: “I vostri
consigli sono stati preziosi per me. Adesso so che dovrò essere
paziente e perseverare nel dimostrare dolcezza e affetto alla mia
spaventata compagna. Un caro saluto, a presto!”
Nel mentre, Ebe stava
piangendo di gioia, perché il discorso della cocorita gialla le
aveva riempito il cuore di sollievo e di gratitudine: adesso era
pronta ad affidarsi al proprio compagno, senza temere di essere
abbandonata. Stavolta fu lei ad avvicinare Neve e ad abbracciarlo
forte: quest'ultimo la avvolse nel morbido manto bianco,
rassicurandola.
Alle volte la felicità
esplode attraverso le lacrime ed attraverso le lacrime scorrono via i
cattivi pensieri: fu così che Ebe pianse e pianse ancora, pianse
sino all'alba, e Neve assieme a lei e poi, dopo essersi liberati
dalla pesante tristezza che nel passato aveva appesantito i loro
cuori, entrambi guardarono il cielo dorato chiudendo gli occhietti,
accoccolandosi l'uno accanto all'altra, pronti ad iniziare una nuova
vita assieme.
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